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La lontananza dai figli e i sensi di colpa dei papà

Pubblicato con leggere modifiche in Psychologies, gennaio/febbraio 2007

Sempre più spesso i padri che devono stare lontano dai figli per molto tempo raccontano allo psicoanalista di un malessere, una tristezza sottile che li prende, oppure di un senso di colpa intenso dal quale vorrebbero liberarsi. Questo vissuto è il segno di un’importante processo che sta avvenendo in questi anni: il diffondersi della consapevolezza che la presenza del padre è indispensabile per la crescita psicologica e umana dei figli.
La situazione che i padri raccontano è diversa a seconda che la lontananza sia dovuta a situazioni dolorose e difficili da sostenere, come la separazione dalla moglie, o a cause meno drammatiche, legate al lavoro, che occupa spesso l’intera giornata e costringe talvolta a lunghi periodi di assenza da casa.
Nel primo caso, quello della separazione o del divorzio, con la conseguente assegnazione dei figli alla madre, il padre si sente spesso depresso, ma attribuisce le cause della sua depressione soprattutto alla separazione dalla moglie, spesso vissuta come un fallimento, come la fine di un progetto di vita in cui aveva creduto. Nel corso dell’analisi però si rende ben presto conto che oltre al dolore per la separazione, ciò che gli manca è anche la relazione quotidiana con i figli. L’inconscio infatti mostra anche ciò che a livello cosciente non è noto: che la lontananza tra padre e figlio è dolorosa per tutti e due e crea in entrambi un vuoto che richiede di essere colmato. Spesso quando un padre prende coscienza che la sua vicinanza è indispensabile al figlio e che l’assenza del figlio costituisce anche per lui un problema, la sua depressione si trasforma: un dolore più acuto ne prende il posto e apre in lui una nuova ferita. Diventa allora importante per il padre,  trovare nuove forme e nuove modalità per mantenere con i figli un contatto frequente e  supplire alla lontananza da casa, con una presenza psicologica più attenta alle necessità affettive dei figli. In questo modo, non solo aiuta i suoi figli, ma cura anche la sua ferita e scopre nuove energie per affrontare con forza le difficoltà della vita.
Il diffondersi della consapevolezza che una paternità effettivamente vissuta e esercitata è indispensabile per l’equilibrio psichico di un uomo, presenta in questi anni anche un risvolto sociale e politico, di cui sono un’importante testimonianza le diverse associazioni di padri separati che si sono battute per una legge sull’affido condiviso, che riconoscesse l’importanza della presenza del padre nella vita dei figli.
Anche nel secondo caso, quando a tenere lontani i padri dai figli è il lavoro l’inconscio si fa sentire e genera spesso un sentimento di ansia diffusa e persistente, oppure un forte senso di colpa che nessuna giustificazione razionale riesce a far scomparire. In questa situazione è importante accogliere quel senso di colpa e lasciarsi guidare da lui. Quando un uomo riesce a verbalizzare il senso di colpa è già sulla strada per risolverlo e superarlo. Nell’espressione verbale del senso di colpa è infatti racchiuso qualcosa di vero. “Sì, lo so che non dipende da me, ma non riesco a rassegnarmi al fatto che per il mio lavoro io non possa trovare tempo per stare con i miei figli.” Questa affermazione è in sintonia col tempo presente: i padri avvertono che la loro presenza è importante per i figli e quando non possono assolvere al loro compito ne soffrono. Quanto più un padre è cosciente dell’importanza della sua funzione tanto più cercherà perciò di essere vicino ai suoi figli. Se il lavoro lo costringe a lunghe assenze sarà più attento a comunicare con loro anche da lontano e a dedicare loro tempo durante i momenti di vacanza o al suo rientro a casa, sapendo che per i figli è importante anche la vicinanza fisica del padre. L’affettività si irradia infatti anche dal corpo e le emozioni trovano nei corpi il loro veicolo naturale. Come il dolore nel caso della separazione, anche il senso di colpa può essere trasformato  modificando il proprio comportamento e accogliendo nella propria psiche i nuovi contenuti che quel senso di colpa veicola.
Se a livello della coscienza i padri sono sollecitati dal ritorno del padre al centro della riflessione psicologica e pedagogica, a livello inconscio sono mossi da un altro problema: in  un epoca in cui lo sviluppo delle biotecnologie rende possibile, almeno teoricamente, l’idea di una nascita senza padre, nell’inconscio collettivo si addensa un’ombra sempre più grande. L’assenza del padre diventa un fantasma inquietante che lascia intravedere, dal punto di vista della psiche, un futuro tragico per uomini e donne. I padri lo avvertono inconsciamente e anche per questo motivo sanno che devono essere, per i loro figli, padri fino in fondo