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Laura Girelli - Presentazione di Curare l'anima a Milano 23/9/15

Laura Girelli Presentazione di Curare l'anima a Milano 23/9/15

Laura Girelli
Psicoterapeuta
Presentazione di Curare l’anima. Psicologia dell’educazione (La Scuola ed. 2015) di Claudio Risé e Paolo Ferliga
Libreria Claudiana
Milano 23-9-15

Nel prendere parola sul testo di Claudio Risé e Paolo Ferliga parto da duplice sentimento: gratitudine e felicità cognitiva. “Curare l’anima” contiene doni preziosi e alcuni addirittura rari di cui sento di essere grata come intellettuale, psicoanalista e anche come genitore.

Primo e fondamentale contributo - soprattutto in tempi in cui la scuola è avvilita e anche spaesata da questioni di liste, graduatorie, trasferimenti – è ricostituire prima un nesso forte tra insegnamento ed educazione (che, si sa, non sono sinonimi), e poi riconsegnare la vicenda educativa al suo sfondo archetipico e simbolico.

Al centro della scena viene infatti riportata la coppia archetipica Maestro-Allievo che attraverso i millenni e presso diverse culture (probabilmente tutte quelle presenti sul pianeta) dà senso, risonanza e profondità psicologica all’atto tipicamente umano del tramandare il sapere, formando le nuove generazioni e garantendo la continuità alle singole culture e alla specie. Il taglio che gli Autori assumono non è semplicemente storico, ma epistemologico e antropologico: la scelta è di guardare in dettaglio alle origini della nostra cultura giudaico-cristiana e ai diversi paradigmi pedagogici impliciti.

La coppia Maestro-Allievo viene proposta (oltre a quella biologica e naturale del legame con la madre) come il luogo elettivo dell’apprendimento (meglio, dell’iniziazione) alla relazione duale e dia-logica dove cioè il logos, lo spirito e la parola circolino e creino discorso e senso. E qui troviamo un primo dono, una prima pepita d’oro: la benzina di questo dialogo, il presupposto psichico ma direi anche epistemologico per uno scambio felice ed efficace tra Maestro e Allievo è la presenza di eros. Qualità donativa, passione nell’insegnare e nel voler apprendere, che se è vero che sono disposizioni naturali, vanno però alimentate da una continua messa in gioco dei due attori della relazione educativa, e dalla collettività in cui questa relazione si inscrive.

Il processo educativo qui proposto, capace di unire logos ed eros, diventa così un processo radicale, che convoca i due della coppia a una trasformazione reciproca e scuote sempre le radici. Quando si convoca eros si chiama sempre ad una rivoluzione, e perché l’educazione sia educazione all’anima e dell’anima – i due della coppia devono avere sempre il coraggio di compiere la loro personale rivoluzione – non necessariamente contro un sistema ma a favore di un perenne risveglio della coscienza - rinnovando e riscoprendo in modo fresco (erotico, appunto) ancorché rigoroso quel che stanno tramandando. Personalmente trovo che l’appello ad una sorta di coraggio rivoluzionario nel mentre si educa sia il secondo prezioso dono.

Attraverso e grazie la coppia Maestro-Allievo, la “cura dell’anima” proposta dagli autori diventa sostanzialmente un’educazione all’alterità: molti gli “altri” che attraverso questo dialogo si incontrano:

  • - L’altro-che mi-abita, l’inconscio, la psiche profonda, che viene sempre integrata nello sguardo del Maestro

  • - L’altro-nel-mondo, gli altri abitanti del pianeta perché come dice anche Edgar Morin: “La condizione umana dovrebbe essere oggetto essenziale di ogni insegnamento”

  • - L’Altro come dimensione trascendente, come altro assolutamente radicale.

    Quindi, l’educazione come cura dell’anima diventa una pratica di connessione che nella società iper-moderna che aliena corpi e presenza viva diviene pratica di cura e di salute mentale.
    Ma se in un immaginario gioco della torre dovessi scegliere una sola cosa da tenere di tutto il tessuto argomentativo, il dono che davvero rende questo testo pro-vocatorio e radicale, è a mio avviso la convocazione dell’Ombra che percorre tutto il lavoro degli autori. In queste pagine non si ha timore di confrontarsi con quello che di indomabile, in-conosciuto e incontrollabile esiste nella relazione educativa (come in qualsiasi altra) e che se portato alla coscienza può essere lavorato: possiamo assumercene la responsabilità; se invece viene negato ed eufemizzato, agisce per conto suo in un modo veramente distruttivo.

    La convocazione dell’Ombra è rintracciabile in alcuni momenti:

  • - Fallimento educativo versus ferita narcisistica del Maestro

  • - Integrazione degli istinti distruttivi e auto-distruttivi dei due

    protagonisti della coppia

- Riconoscimento di fatica, perdita, sconfitta

- Richiamo al rigore, alla difficoltà del rimprovero e al valore

della limitazione.

Il libro di Risé e Ferliga va contro una retorica educativa e psicologica che edulcora i passaggi trasformativi, cercando un veloce esonero dall’esperienza del dolore, in qualsiasi forma si presenti. Questa retorica, oggi troppo diffusa, priva i giovani della possibilità di annoiarsi, di fallire, di reggere la frustrazione e di dilazionare il desiderio, per consegnarli rapidamente a quella che sembra essere una formula, del tutto illusoria, di felicità. Così li priva di quella iniziazione al limite – personale e di altri - che è l’unica porta per una vera educazione alla gioia, al sapere e alla libertà.