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Recensione di Ivano al libro di Paolo Mombelli

Il sentiero delle acque dolci
Autobiografia di un’individuazione maschile2010
Edizioni www.tarantola.it , 15 euro

Recensione a cura di Ivano

L’uomo delle terre basse è un rabdomante, un cercatore d’acqua. La trova quasi ogni giorno.

La sente, poi la vede. Lungo la linea delle risorgive. Sul sentiero delle acque dolci.

 

Questo è uno dei libri delle abbondanze, uno di quelli che cominci e senza accorgerti leggi d’un fiato. Forse è perché dentro ci incontri la vita, non quella della televisione ma quella in cui i padri sono un’antologia dell’esperienza, le madri sono amate per gratitudine, i figli sono misteri senza piume riscaldati dalle tue mani di uomo…

Autore di questo libro che ti fa amare di nuovo la lettura è Paolo Mombelli, scrittore di razza anche nella prima prova, filtro felice di un’esperienza che non dimentica la sua origine selvatica da pianura che si piega nelle risorgive bresciane. È da lì, dal seno umido di quella terra umile ma fertile che l’autore, psicoterapeuta di Manerbio, ci conduce in una pienezza di esperienze di cui riusciamo perfino a sentirne gli odori e i sapori: dai luoghi dell’infanzia, nelle cascine e nelle fattorie che si aprono ai nostri sensi con la loro semplicità rasserenante, ai primi incontri obbligati di un ragazzo ostinato di campagna con una Brescia ancora a misura di uomo, e su fino all’incontro con la donna, il lavoro, la gioia dei figli e il dolore della morte.

Ma il vero “autore” di questa autobiografia-filigrana della vita, salita che svela al lettore anche le sue verità personali, è la figura paterna: «C’è bisogno di un autore, che, dopo che la madre ci ha messo al mondo, ci dica le parole di quel mondo, ci nomini le cose e chi ne fa parte, chiami il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto. Che ci faccia essere». E del resto non è un caso se la ricerca del padre connota tutti i libri delle abbondanze dall’Odissea di Omero ai romanzi di formazione di Dumas fino ai più recenti di Philiph Roth.  Sul “sentiero delle acque dolci” Mombelli ci invita infatti a camminare, quasi obbligandoci a rileggere la nostra ricerca del padre, che è poi ricerca di noi stessi, ri-costruzione di un percorso che fa i conti con il passato per aprirsi a un futuro più ricco.

Ma alla ricchezza del futuro ci si dischiude solo con il coraggio della lentezza, nonostante il vortice di ciò che ci trascina giorno per giorno, con l’osare la sosta lungo i sentieri della risorgive, nel freddo calore delle terre basse qui così ben disegnato. È la sosta nella nostra vita per trovare noi stessi, che il Mombelli ci propone raccontando ciò che ha trovato nella sua sosta e che così luminosamente sintetizza nella dedica in esergo: «Ai miei figli, perché trovino il loro sentiero, ma solo dopo averlo cercato a testa alta e a volte in ginocchio».