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Padri e istinto maschile

Spazio di discussione aperto a tutti i maschi
Dopo l'incontro di Parma di febbraio chi vuole può contribuire con domande e interventi alla discussione sul rapporto tra istinto maschile e paternità.

Gentile Professor Ferliga,
accogliendo il suo invito di mandarle dei contributi, desidero
condividere alcune difficoltà che ho riscontrato nel seguire gli
incontri sul tema "paternità e istinto maschile" tenutisi a Parma.
Rispetto a quanto lei ha detto, mi sento di dire che, per quanto ho
capito, sono d'accordo, sia sulla logica che sulla sostanza, ma non è
questo il punto. Di seguito le invio una nota di metodo e una di
contenuto che trovo di aiuto:
1. Personalmente apprezzerei uno sforzo per rendere più concreto
possibile il tema degli incontri (quando ha fatto riferimento a fatti
occorsi alla sua vita, ho capito meglio rispetto alle spiegazioni; alcuni interventi
del pubblico, troppo specialistici, li ho trovati molto dispersivi).
2. Un approccio come quello seguito, lo reputo utile per chi avesse
problemi (difficoltà relazionali con le donne, difficoltà nei rapporti
sessuali), ma la centralità che gli è stata data mi porta alla stessa
conclusione sintetizzata nella domanda che ho posto a fine serata: è tutto
riconducibile al fallo l'istinto maschile?.
Unitamente a quest' ultima domanda, vorrei in generale approfondire
maggiormente il legame tra istinto maschile e genitorialità, sia nel
caso di figli maschi che figlie femmine: ci siamo soffermati a lungo
sui riti iniziatici, ma da quello che so, alla figura paterna
spetterebbe il compito di guidare il figlio/a alla scoperta del
mondo, separandolo dalla madre che invece è più accogliente. Siccome
non è appena una questione di ruoli, in che cosa interviene l'istinto
maschile?
Capisco che l'istinto maschile e l'essere padri non possa essere
ricondotto ad una formula, però c'è un criterio su cui lavorare?
La ringrazio, cordialmente,
Andrea Giubellini

Gentile Andrea raccolgo il suo invito per un prossimo incontro: esempi concreti!
Per quanto riguarda il contenuto:
1 il fallo rappresenta simbolicamente l'istinto maschile. Un simbolo (come esempio pensiamo alla Croce per i credenti, non è riducibile a qualcosa di fisico (come l'istinto) ma nemmeno a qualcosa di meramente psichico (come potrebbe essere un aspetto del carattere maschile). Un simbolo è qualcosa di vivo che tiene insieme fisico e psichico. Nel fallo dunque, come simbolo, si trova l'energia psicofisica del maschile. Se non abbiamo consapevolezza, come maschi, del valore del fallo, difficilmente possiamo vivere con pienezza la nostra maschilità. Non si tratta di consapevolezza teorica. Ci sono uomini che, anche senza avere mai letto nulla sul tema, sono profondamente maschili. I simboli non si pensano, potremmodire, ma si vivono. Oggi però il simbolo fallo è molto debole, spesso ridotto a qualcosa di volgare o sminuito nel suo significato. Per questa ragione molti uomini si ammalano. Quando infatti un simbolo si indebolisce, viene meno una fonte di energia psichica.
2 il fallo rappresenta simbolicamente anche la paternità. Al fallo infatti associamo lo sperma che consente all'uomo di dare inizio a nuova vita, di diventare padre. La debolezza del fallo si coglie oggi nella società occidentale anche dalla diminuzione dei figli. Un maschio che ha una buona relazione con il fallo desidera avere figli.
3 il fallo rappresenta l'iniziazione alla vita. Aiuta quindi a separare il figlio dalla madre e a spingerlo verso gli altri e verso il mondo.
Spero di avere chiarito qualcosa.


Vagina/femminilità/maternità e fallo/maschilità/paternità. Ogni termine rimanda, per ciascun genere, all'altro in quanto legati indissolubilmente nell'inconscio di ciascuno di noi. La perdita di significato o la sminuizione di senso di uno solo di tali termini congiunti implica necessariamente e immediatamente il crollo o la deformazione del senso degli altri.
Giustamente Paolo Ferliga sottolinea che il fallo non va inteso in senso puramente fisico, ma anche che dal fallo fisico non può prescindere la maschilità, a prescindere dal suo uso concreto nell'unione sessuale. Così un prete, ma anche un uomo fisicamente impotente, possono essere molto più maschili di un play-boy se vivono psichicamente il proprio fallo in modo intero e trasferiscono all'esterno i suoi portati di natura psicologica  che, mi sembra, risiedono anche nella sua stessa forma. Il fallo è fisicamente atto a penetrare, e con ciò anche dividere e distinguere, ed è fisicamente proiettato verso l'esterno, verso un obbiettivo naturalmente percepito come distinto dal suo portatore. Caratteristiche, queste, opposte rispetto a quelle della vagina portata, piuttosto, ad accogliere, a ricomprendere, ad "attirare a sè" piuttosto che ad "andare verso". Da quì le funzioni diversificate di padre e madre, di maschio e femmina. Da quì la funzione paterna di apertura al sociale del figlio, la spinta che il padre gli da per farlo crescere e diventare animale sociale adulto. Non saprei come definire l'istinto maschile se non come sentire in sè queste verità, radicate nel proprio corpo e nella propria psiche anche quando esistono difficoltà a attuarle nel concreto. Ma proprio quì è il punto. Un maschio ben identificato col proprio fallo capisce dentro di sè quale dovrebbe essere la sua missione, e quando si rende conto di non riuscire, per motivi i più diversi, ad assolverla, soffre profondamente.Una sofferenza, però, che nulla ha a che fare col narcisismo ferito, riscontrabile piuttosto nel maschio "non fallico" quantunque possa costui essere costantemente proiettato verso il femminile.
Più che le parole o le teorizzazioni scientifiche, peraltro indispensabili, conta ciò che un uomo sente (o non sente) dentro di sè. E' questo che contrassegna una maschilità sana da una malata o vacillante. Quando "sente", anche se in difficoltà è già sulla via della guarigione, quando "non sente" allora lì sono guai. E mi sembra di poter dire che oggi il contesto culturale che oscilla fra la condanna dei valori fallici (o, al più sull'assoluto silenzio rispetto ad essi)e contemporaneamente all'esaltazione del fallo fisico, non solo non aiuti il maschio a bene identificarsi, ma lo mandi in gran confusione,  generatrice di equivoci e disagi psichici, nonchè pretesto e occasione per reiterare condanne e sottovalutazioni di tutto cià che è autenticamente maschile.

Armando Ermini