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Il ritorno del padre

intesi relazione Parma aprile 2010

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Relazione tenuta a Parma sul ritorno del Padre in preparazione di quattro seminari sulla figura e il ruolo del padre.

Paolo Ferliga Il ritorno del padre Aeduca, Parma, 17 marzo 2010 Sintesi della relazione La società del benessere e l’assenza di limiti La società contemporanea soffre per la continua riduzione del ruolo e della presenza del padre nella formazione e nell’educazione dei giovani. Si tratta di un processo secolare che ha confinato sempre più i padri nei luoghi del lavoro, lasciando alle madri e a un sistema scolastico sempre più femminilizzato, il compito di istruire e educare le nuove generazioni. A partire dagli anni Settanta del Novecento poi, l’aumento vertiginoso di separazioni e divorzi ha allontanato fisicamente molti padri dalla casa dei figli. Si calcola che oggi in Italia ci siano circa 8 milioni di genitori separati, con 140.000 separazioni /divorzi nel 2007, che hanno coinvolto oltre 91.000 bambini e ragazzi. A tre anni dall’approvazione della L. 54 sull’affido condiviso, i tempi medi di permanenza dei figli con il padre sono stimati ancora solo al 18%, rispetto al 72% che i figli trascorrono con la madre (www.paternita.info). Eppure in questi ultimi anni qualcosa sta cambiando e sembra farsi avanti, nella coscienza di educatori e genitori, ma anche degli studiosi e dei terapeuti, la consapevolezza che l’interruzione della catena padri-figli stia alla radice del forte disagio espresso dai giovani. Il grido di dolore che si leva dai figli senza padre e dai padri cui sono stati tolti i figli, costringe sempre di più la nostra società a interrogarsi sui guasti creati dall’assenza del padre. Il quadro che si presenta ai i nostri occhi è preoccupante. Sempre più spesso studenti demotivati, figli depressi, giovani che cercano nell’alcol e nella droga quel piacere che la vita sembra loro non offrire. Il segno che accomuna il disagio giovanile è quello della dipendenza: dal mercato e dal consumo, dalle sostanze stupefacenti e dai farmaci, dalla televisione e da internet, dal gioco d’azzardo e dai giochi di ruolo, da una sessualità compulsiva e dalla pornografia. Ci troviamo di fronte al paradosso per cui la cosiddetta società del benessere, dove tutto sembra possibile, produce un diffuso e sempre più forte senso di vuoto, di disagio e di impotenza. L’assenza di limiti crea una sorta di bulimia per cui si vorrebbe divorare tutto, oppure un atteggiamento di rinuncia e ritiro autistico, perché nulla sembra più desiderabile e la vita priva di interesse e di senso. A questo proposito il sociologo Zygmunt Baumann parla di una società e di una vita liquida dove tutto entra a gran velocità nella catena consumo –scarto – nuovo consumo. La liquidazione del padre, che incarna dal punto di vista psicologico il senso del limite diviene così nello stesso tempo prodotto e causa del consumismo più sfrenato. Di fronte a questa situazione di disorientamento, lo sguardo degli psicologi e degli studiosi dei fenomeni sociali, incomincia a vedere ciò che la sapienza antica, in particolare nella sua espressione religiosa, ha sempre saputo: senza la presenza del padre la vita è priva di orientamento e il legame sociale si allenta. Il ruolo psicologico del padre Come diceva Freud infatti la figura del padre è centrale, non solo a livello individuale, ma anche “per la vita psichica dei popoli”. Se la funzione paterna viene meno a livello sociale i figli rischiano di non uscire da una posizione egocentrica di tipo narcisistico, una posizione dipendente dalla madre, vissuta come fonte in grado di soddisfare sempre e subito i loro bisogni. La presenza del padre è indispensabile proprio per aiutare i figli a uscire dalla dipendenza simbiotica con la madre. Aiutandoli a separarsi dalla madre, il padre trasmette loro il senso del limite e della colpa, condizione indispensabile perché si formi una personalità autonoma. L’autonomia, la capacità cioè di interiorizzare la norma, e quindi anche il divieto, è l’antidoto principale nei confronti della dipendenza. Solo chi è autonomo, e quindi in relazione con la propria dimensione limitata e colpevole è in grado di sviluppare una coscienza morale, di distinguere cioè tra bene e male, e di passare dall’egocentrismo all’altruismo, entrando così a far parte della comunità. L’importanza simbolica del padre Per fortuna quando un’immagine psichica tende a scomparire dalla vita conscia, viene conservata nell’inconscio collettivo attraverso i sogni, i miti, i racconti, le opere d’arte…Nei sogni di donne e uomini che hanno sofferto per l’assenza, oppure per un cattivo rapporto con il padre personale, compare spesso l’immagine di un uomo adulto con cui il sognatore intesse un dialogo. Si tratta di un’ immagine archetipica, che affonda le sue radici nell’inconscio collettivo, con la quale è possibile stabilire una relazione feconda. Il racconto che prende vita a livello inconscio può svolgere infatti, se opportunamente accolto, una funzione riparativa e trasformativa della vita psichica, aiutando una persona ad affrontare le ferite e le mancanze di cui soffre. L’archetipo del Padre, che unifica in sé autorità e sentimento, diviene una guida importante per iniziare un percorso che aiuta a guardare lontano, verso il futuro e verso quella vita dello spirito, da cui spesso scaturisce la guarigione.